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A tutta ICI contro le scuole cattoliche

L'emendamento del governo sulle esenzioni dall'ICI condanna 9mila scuole cattoliche a pagare una tassa, che rischia di provocarne la chiusura.

Scuola cattolica

Quante sono le scuole paritarie ospitate in locali di proprietà ecclesiastica?

Molte, moltissime; 7049, con ben 453.757 alunni se consideriamo solo le scuole cattoliche dell’infanzia. Oltre 9mila se contiamo anche quelle cattoliche o di ispirazione cristiana di ogni ordine e grado.


E quante sono le scuole paritarie in generale che svolgono un servizio pubblico senza fini di lucro e che si caratterizzano dunque come realtà no profit? Quasi tutte, circa il 90%, cioè oltre 12mila.

Eppure l’emendamento al Decreto Legge n° 1 del 2012, appena approvato dal Consiglio dei ministri in merito all’esenzione dall’imposta ICI/IMU di cui beneficiano gli enti non commerciali (“Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”), così come presentato mette in ulteriore gravissima difficoltà la scuola paritaria, che svolge a tutti gli effetti un servizio pubblico e garantisce allo Stato Italiano un importante risparmio.


Sarebbe bene che il governo Monti tenesse presente che questa norma potrà portare qualche spicciolo nelle casse dello Stato esattore, ma in breve tempo finirà per rivelarsi un formidabile boomerang, dato che le entrate previste sono davvero briciole a confronto dei nuovi oneri (e degli enormi problemi sociali) che lo Stato dovrà sostenere se gli enti scolastici cesseranno le loro attività.

Nell’attuale contingenza economica, infatti, che vede una sensibile riduzione di iscritti perché molte famiglie non riescono a far fronte alla retta scolastica, diverse scuole paritarie di ogni ordine e grado hanno già dovuto chiudere non per mancanza di iscritti ma per insostenibilità economica.


Ma lo sa il governo Monti che la scuola paritaria, pubblica esattamente come la statale, fa risparmiare allo Stato 6 miliardi di euro all’anno? Ha senso farla chiudere?

Sì, chiudere, poiché l’esenzione dall'IMU sarà limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga in modo esclusivo attività di natura non commerciale, e l’attività svolta dalle scuole paritarie senza scopo di lucro viene considerata commerciale. Dunque si pagherà l’IMU, ed è già un bagno di sangue adesso per costi del personale, costi ordinari e straordinari di gestione, manutenzione delle strutture e altri numerosi balzelli diretti e indiretti…..


La soluzione è semplice: il Governo colga l’occasione per riconoscere e precisare quanto è già nella realtà dei fatti: la scuola non statale paritaria senza scopo di lucro, alla pari di quella statale e paritaria comunale che resteranno esenti dall’IMU, non svolge attività commerciali ai fini fiscali.

Si eviterà, in tal modo, di mettere in ginocchio un settore già duramente provato dalle attuali ristrettezze economiche, penalizzando conseguentemente tutte le famiglie e gli alunni che si avvalgono del prezioso servizio pubblico da esso offerto.

Si eviterà inoltre di correre il rischio – nell’intento di realizzare maggiori entrate fiscali - di perdere progressivamente risorse ben più importanti, anche sotto il profilo economico.

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